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19 Maggio 2026

Come 4.000 miliardi in asset tokenizzati possono spingere la DeFi secondo Standard Chartered

Standard Chartered ritiene che stablecoin e RWA guideranno l'espansione della DeFi e che le istituzioni preferiranno protocolli consolidati nonostante rischi regolamentari e tecnici

Come 4.000 miliardi in asset tokenizzati possono spingere la DeFi secondo Standard Chartered

Negli ultimi anni la discussione sul trasferimento di attività tradizionali su blockchain è passata dal laboratorio sperimentale ai piani di investimento istituzionali. Un report di Standard Chartered pubblicato il 18 maggio mette in luce una possibile transizione sistemica: secondo la banca, entro la fine del 2028 le risorse tokenizzate on-chain potrebbero raggiungere i 4.000 miliardi di dollari. Questo scenario mette al centro la DeFi come infrastruttura nativa del nuovo ecosistema finanziario, con implicazioni concrete per liquidità, prestiti e flussi di capitale.

La ricerca, guidata da Geoff Kendrick, ipotizza una suddivisione equilibrata tra stablecoin e RWA (asset del mondo reale) tokenizzati, e descrive meccanismi attraverso cui questi asset possono amplificare l’attività sui protocolli decentralizzati. L’analisi non ignora i rischi tecnici e regolamentari, ma sottolinea anche come la componibilità e le caratteristiche on-chain possano aumentare l’efficienza del capitale rispetto agli schemi tradizionali.

Previsioni numeriche e significato

La cifra di 4.000 miliardi di dollari attesa da Standard Chartered non è solo un numero: rappresenta una trasformazione nella natura stessa degli asset finanziari. Secondo il report, la massa on-chain sarà divisa a metà tra stablecoin — veicoli di liquidità e mezzo di negoziazione — e RWA tokenizzati, che possono includere obbligazioni, crediti o prodotti garantiti da materie prime. Questo bilanciamento suggerisce che la DeFi non sarà limitata a strumenti puramente crypto ma fungerà da ponte tra mercati tradizionali e infrastrutture decentralizzate.

I tre canali di crescita individuati

La banca identifica tre leve principali che possono incrementare il throughput della DeFi: primo, un numero maggiore di asset tokenizzati che vengono messi on-chain; secondo, una quota crescente di quegli asset che viene depositata all’interno dei protocolli DeFi; terzo, un aumento dei prestiti garantiti da attività on-chain. Combinati, questi elementi agiscono come un moltiplicatore sull’attività dei protocolli, amplificando sia i volumi di scambio sia la domanda di servizi finanziari decentralizzati.

Adozione istituzionale e casi concreti

L’entrata di operatori tradizionali nell’ecosistema on-chain comincia a produrre architetture ibride di servizio. Un esempio citato nel report è l’integrazione tra Coinbase e Morpho, dove Coinbase mette a disposizione la custodia e l’interfaccia, mentre Morpho fornisce la logica creditizia, il motore di liquidazione e il pool di capitale. Il prodotto risultante ha distribuito prestiti per circa 1,75 miliardi di dollari su 22.000 mutuatari, offrendo un modello replicabile per relazioni tra istituzioni e protocolli.

Perché i protocolli consolidati potrebbero prevalere

Con l’aumento di attività tokenizzate, le istituzioni tenderanno a preferire piattaforme con metriche di rischio solide e governance professionale. La fiducia in smart contract audit, gestione del rischio e processi di governance diventa un fattore competitivo: chi dimostra stabilità operativa potrebbe attirare la maggior parte dei flussi. Al contempo, la componibilità degli strumenti on-chain permette a una singola posizione di generare rendimento, servire da garanzia e restare liquida, migliorando l’efficienza del capitale in modi difficilmente replicabili nella TradFi.

Rischi, dati di mercato e prospettive

Nonostante le opportunità, il report mette in guardia su criticità non trascurabili: rischi normativi, vulnerabilità negli smart contract, dipendenze dagli oracoli, problemi di governance e lacune nell’esperienza utente possono frenare l’adozione. Standard Chartered sottolinea che la transizione dalla finanza tradizionale alla DeFi è in corso, ma non lineare: le istituzioni valuteranno con attenzione profili di rischio e resilienza operativa prima di trasferire volumi significativi on-chain.

I dati di altri osservatori confermano un’espansione in atto: Binance Research ha stimato che gli asset tokenizzati potrebbero raggiungere i 1,6 trilioni di dollari entro il 2030, mentre Chainalysis ha indicato che gli RWA stavano avvicinandosi ai 30 miliardi di dollari di asset in gestione. Fonti di mercato riportano inoltre che il mercato degli RWA tokenizzati aveva raggiunto almeno 34,5 miliardi di dollari a maggio, con stime che arrivano a 37,5 miliardi, dopo una crescita annua di circa il 100%.

Nel complesso, lo scenario tratteggiato da Standard Chartered suggerisce che la DeFi possa diventare l’infrastruttura operativa per un’ampia porzione degli asset tokenizzati, a patto che vengano affrontati i rischi tecnici e normativi. Le prossime fasi vedranno probabilmente una selezione dei protocolli più robusti e interoperabili, oltre a soluzioni che migliorino l’esperienza degli utenti istituzionali e retail.

Autore

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.