Il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping a Pechino ha prodotto un risultato che va oltre la retorica: la riapertura controllata dello Stretto di Hormuz e l’impegno a impedire il nucleare iraniano sono stati sanciti in un comunicato che ha avuto effetti immediati sui mercati energetici. Questo accordo, raccontato nelle cronache di metà maggio 2026, è il frutto di negoziati bilaterali e di un gioco di interessi commerciali e strategici in cui la Cina e gli Stati Uniti hanno trovato convergenze operative su sicurezza marittima e flussi di greggio.
Quasi in contemporanea, Mario Draghi ad Aquisgrana ha offerto una lettura severa: l’Europa appare isolata e priva degli strumenti per influire sulle trattative che decidono prezzi e forniture. La distanza fra ciò che si decide nelle stanze del G2 e ciò che arriva ai cittadini europei in bolletta è emersa con nettezza: la geopolitica dell’energia oggi è guidata da chi detiene capacità di approvvigionamento e canali alternativi, non necessariamente dalle sedi multilaterali tradizionali.
Il bilaterale Washington-Pechino e le sue conseguenze
Nel comunicato congiunto si legge l’impegno a mantenere lo Stretto di Hormuz aperto per garantire il libero flusso dell’energia: una soluzione che mescola diplomazia e realpolitik. La Cina, grazie alle proprie scorte e a rotte alternative, ha potuto negoziare una riapertura che tutela i suoi interessi commerciali; gli Stati Uniti hanno ottenuto garanzie sul non rifornimento di armi a Teheran. Questo schema è l’esempio pratico del bilateralismo: due potenze che definiscono regole operative per un terzo teatro strategico senza la mediazione europea.
Accordo su Hormuz e fine della «maximum pressure»
Il vertice ha segnato anche la definitiva trasformazione della dottrina di massima pressione: ciò che era inteso come isolamento totale dell’Iran si è evoluto in un compromesso pragmatico. La Cina continuerà ad acquistare petrolio iraniano ma si è impegnata a non fornire supporto militare a Teheran; gli Stati Uniti, di rimando, accettano questa dinamica in nome della stabilità dei mercati. Si tratta di un equilibrio che privilegia la continuità delle forniture e la stabilità dei prezzi, con impatti concreti sulle catene logistiche e sui bilanci energetici europei.
L’Europa tra diagnosi e scelte strategiche
Il monito di Mario Draghi — secondo cui l’Europa «è sola» — non è soltanto un giudizio retorico: è una constatazione politica della capacità negoziale persa rispetto alle grandi potenze. Mentre il G2 definisce intese operative, Bruxelles fatica a trovare uno spazio di azione credibile. La contrapposizione tra un’Europa che costruisce alleanze paritarie (come l’intesa di Parigi tra alcuni leader) e un’Europa che prende decisioni per consenso interno è diventata plateale, con ripercussioni dirette su prezzi, approvvigionamenti e politiche industriali.
Due vie europee: Parigi e Bruxelles a confronto
Da una parte c’è la via di Parigi, dove leader nazionali hanno definito una posizione comune su Hormuz senza attendere il via libera comunitario; dall’altra c’è l’azione di Bruxelles, che in più occasioni ha rifiutato iniziative operative sul terreno. Questa biforcazione mette in luce due approcci: la prima è basata su sovranità piena e relazioni bilaterali, la seconda su processi multilaterali e regole comunitarie. Il risultato pratico è che l’Europa rischia di essere spettatrice delle scelte che influenzano la sua sicurezza energetica.
Implicazioni economiche e scelte per l’Italia
L’impatto sulle economie europee e italiane è stato immediato: l’aumento dei prezzi del gas e la perdita temporanea di forniture hanno tradotto la crisi geopolitica in costi reali per famiglie e imprese. Per il futuro, la strategia italiana dovrà combinare relazioni bilaterali rafforzate con partner chiave, diversificazione delle rotte di approvvigionamento e un ruolo più assertivo nel dialogo europeo. Solo così l’Italia potrà garantire maggiore resilienza alle proprie catene di approvvigionamento energetiche e conservare una sedia al tavolo dove si scrivono le regole del dopo-Hormuz.