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Il clima finanziario globale oggi è caratterizzato da elevata volatilità e rischi geopolitici crescenti. L’attuale conflitto in Iran ha mantenuto i prezzi del petrolio su livelli elevati e ha alimentato timori di una possibile stagflazione, una combinazione di inflazione alta e crescita economica debole che pesa sia sulle obbligazioni sia sulle azioni.
In questo panorama gli spazi di manovra di banche centrali e governi si sono ridotti: con la crescita in rallentamento, i policymaker non possono limitarsi a perseguire esclusivamente il controllo dell’inflazione senza considerare i rischi per la domanda. Di conseguenza, i mercati resteranno sensibili a ogni dichiarazione politica o sviluppo militare, con movimenti rapidi del sentiment degli investitori – basti pensare alla brusca impennata dell’indice ICE BofA ML Move dopo l’esplosione del conflitto.
Perché la situazione è diversa rispetto a shock passati
È utile confrontare l’attuale shock dell’offerta con quello scatenato dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2026. Allora il PIL nominale era sostenuto e i tassi reali erano negativi, consentendo alle banche centrali di focalizzarsi sul contenimento dell’inflazione attraverso aumenti dei tassi. Oggi invece molte economie crescono attorno al loro trend di lungo periodo, ma presentano segnali di indebolimento del mercato del lavoro e un progressivo esaurimento dei risparmi delle famiglie, in particolare nel Regno Unito e negli USA. Questo contesto rende le scelte di politica monetaria più complesse e aumenta la probabilità di oscillazioni nei prezzi degli asset.
Dispersione e divergenze tra economie
La risposta ai prezzi energetici non è omogenea: Paesi esportatori di petrolio possono beneficiare, mentre altri potrebbero dover scegliere tra stimoli fiscali diversi. Ad esempio, in Europa la capacità di intervento della Germania differisce rispetto a quella di Italia o Spagna. Negli USA la spesa legata al conflitto potrebbe sottrarre risorse ad altri capitoli, mentre molte nazioni potrebbero aumentare la spesa per la difesa. Questa eterogeneità genera opportunità relative nei mercati obbligazionari che sono difficili da sfruttare se si è ancorati a un indice tradizionale.
Perché un approccio senza vincoli è utile
Le strategie di reddito fisso absolute return prive di vincoli adottano un processo decisionale che non parte da un benchmark predeterminato, ma costruisce il portafoglio selezionando esposizioni in duration, spread e valute dove l’analisi indica valore. Questo approccio consente di proteggere il capitale e perseguire rendimenti corretti per il rischio, grazie a una combinazione di riduzione proattiva del rischio e sfruttamento di inefficienze di mercato.
Meccaniche tattiche dell’approccio
In pratica ciò significa poter ridurre rapidamente la duration quando i tassi salgono o preferire posizioni di appiattimento della curva in economie più esposte ai rincari energetici. Per esempio, una gestione attiva ha portato la duration media di un portafoglio da circa 4 anni a soli 0,4 anni per limitare la sensibilità ai tassi. Allo stesso tempo, la flessibilità valutaria ha permesso di passare a una posizione di sovrappeso sul dollaro USA sfruttando il suo ruolo di bene rifugio in fasi di crisi energetica.
Strumenti, liquidità e gestione del rischio
La capacità di usare strumenti derivati e opzioni è fondamentale: consente sia di ottenere esposizione al carry della parte front-end del mercato del credito sia di proteggersi dall’allargamento degli spread senza immobilizzare eccessiva liquidità. Inoltre, mantenere riserve liquide permette di implementare coperture rapide e di cogliere opportunità relative, ad esempio tra obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti dove si osservano movimenti di valore relativo (favorendo in certi casi l’Ungheria rispetto alla Polonia).
In definitiva, in un contesto dominato da shock sulle materie prime, divergenze economiche e limitate mosse fiscali e monetarie, una strategia di reddito fisso senza vincoli può offrire una combinazione di protezione e potenziale rendimento. L’approccio attivo punta a preservare capitale, sfruttare inefficienze e reagire alle valutazioni, piuttosto che cercare di prevedere con precisione l’evoluzione geopolitica o macroeconomica.

