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Chi valuta un finanziamento per l’acquisto di una casa si trova di fronte a scelte che combinano convenienza e rischio. Oggi il confronto tra tasso fisso e tasso variabile mostra scenari opposti: il variabile può partire con una rata inferiore, ma la memoria delle oscillazioni brusche dei tassi spinge molti verso la certezza di una rata costante. In questo articolo analizziamo i numeri di riferimento, il comportamento dei richiedenti e l’impatto delle classi energetiche sul valore degli immobili.
Quanto si risparmia davvero con il variabile
Per un esempio concreto, consideriamo un mutuo di 200.000 euro per l’acquisto di una casa valutata 250.000 euro. Con un finanziamento a tasso variabile la rata può risultare più bassa rispetto al tasso fisso: il risparmio è dell’ordine di circa 92 euro al mese per una durata di 20 anni, 95 euro a 25 anni e 110 euro a 30 anni. Questo scarto è collegato alla differenza tra i parametri di riferimento: l’Euribor a tre mesi per il variabile e l’Eurirs a 20 anni per il fisso, che oggi mostrano una forbice vicina a 120 centesimi; confrontando i tassi «finiti» la distanza si riduce circa a 80 centesimi, perché le banche applicano uno spread diverso sui prodotti fissi.
Perché il variabile non decolla
Nonostante il potenziale risparmio, meno del 10% dei sottoscrittori opta per l’indicizzato. Il motivo principale è psicologico e storico: la memoria delle impennate dei tassi dopo lo scoppio della guerra in Ucraina ha lasciato famiglie esposte a rate migliorate ma anche a raddoppi dei pagamenti. Inoltre, i tassi a lungo termine hanno influenzato il mercato: ad esempio l’Eurirs a 20 anni ha raggiunto il 3,3% a gennaio 2026, spingendo verso il fisso chi cerca stabilità di pianificazione.
Domanda di mutui, surroghe e profilo dei richiedenti
Il mercato ha mostrato una crescita delle richieste: lo scorso anno le domande di nuovi mutui e le surroghe sono aumentate del 12%, con benefici per il settore immobiliare. Tuttavia, la dinamica delle surroghe è cambiata, soprattutto nel canale online dove la quota è scesa al 22% delle domande rispetto al 38% dell’anno precedente. La maggiore preferenza per il fisso potrebbe rallentare l’accensione di nuovi finanziamenti se i tassi lunghi restassero elevati, con possibili effetti a catena sulle compravendite.
Il peso crescente dei giovani
Sta crescendo la componente under 35 tra i potenziali mutuatari: a fine 2026 rappresentavano il 28% delle richieste, salendo al 34% recentemente, una tendenza favorita dall’accesso alla garanzia pubblica del fondo Consap. Al contempo cambia il profilo reddituale dei richiedenti: la quota di chi dichiara un reddito superiore a 2.000 euro è scesa al 43% dal 50% di metà 2026, segnale che si allarga la platea di potenziali acquirenti con redditi più bassi e magari necessità di durate maggiori. Lo studio evidenzia che il 43% delle richieste riguarda finanziamenti superiori a 26 anni, mentre il 28% sceglie durate tra 21 e 25 anni e solo il 29% opta per piani sotto i 15 anni.
Valore delle case green e prospettive normative
Un elemento che sta modificando i comportamenti è il diverso valore attribuito alle abitazioni efficienti: le case in classi energetiche A e B mostrano prezzi medi superiori rispetto agli altri immobili, con uno scarto indicativo di circa 500 euro al metro quadro. Questo differenziale spinge l’interesse verso immobili più sostenibili, che possono anche godere di condizioni di credito più favorevoli. Sul fronte normativo, la cosiddetta Direttiva case green, il cui recepimento è atteso a maggio, potrebbe rafforzare ulteriormente il peso delle caratteristiche energetiche nel Mercato immobiliare e del credito.
Implicazioni per chi compra
Per chi sta valutando l’acquisto è importante ponderare non solo il risparmio iniziale ma anche la sostenibilità nel tempo: il mutuo variabile offre convenienza ora, ma la volatilità dei parametri di mercato può tradursi in aumenti futuri. Al contrario, il tasso fisso garantisce prevedibilità della rata e protezione dalle oscillazioni, una scelta preferita da chi dà peso alla stabilità familiare. Inoltre, scegliere un immobile in classe A o B potrebbe tradursi in un vantaggio economico sia al momento della compravendita sia nella trattativa del finanziamento.
In sintesi, la decisione tra fisso e variabile rimane personale e dipende da tolleranza al rischio, orizzonte temporale e caratteristiche dell’immobile. Monitorare indicatori come Euribor ed Eurirs, conoscere le opzioni di garanzia pubblica e valutare la classe energetica dell’abitazione sono passaggi fondamentali per una scelta consapevole.

